Parlare di displasia significa parlare di una patologia che può affliggere qualunque cane, di qualunque razza (od incrocio), pur risultando maggiormente predisposte le razze di taglia grande.
L’approccio alla displasia si può suddividere in tre parti, cioè in prevenzione, diagnosi e cura. Consideriamo immediatamente l’approccio diagnostico, certamente dei tre quello che maggiormente può iniziare a farci comprendere meglio questa patologia.
I metodi diagnostici attualmente a disposizione sono l'esame ortopedico (manipolazione) e l'esame radiografico del cane. L’esame ortopedico volge ad evidenziare discontinuità di movimento, scricchiolii articolari e dolorabilità nel soggetto sotto esame. L’esame radiografico si basa invece su parametri fisici che, per quanto riguarda la displasia dell’anca, senza entrare nei dettagli tecnici, sono tre e più specificatamente lassità articolare, angolo di Norberg e presenza di segni di degenerazione ossea. Di seguito riporto le classificazioni ENCI riguardanti sia la displasia dell'anca che del gomito.


Tratto dal sito
ANMVI :
“Il Ministero delle politiche agricole e forestali, su proposta della CTC, ha approvato in data 12 marzo 2002 il Disciplinare per il controllo ufficiale della displasia dell’anca e della displasia del gomito dei cani iscritti al libro genealogico, che regolamenta tutta la procedura per il controllo di queste malattie ereditarie, conformemente alle direttive internazionali della FCI (in vigore dal 1991, vedi documento http://www.anmvioggi.it/archivio_pdf/hded_mipaf.pdf). Con questo Disciplinare l’ENCI e l’Ufficio Centrale del libro genealogico assumono pertanto, come di loro competenza, il ruolo di coordinamento per il controllo di queste malattie e per la raccolta e l’elaborazione dei dati che da esso perverranno, al fine di predisporre, su indicazione della CTC, sentite le associazioni specializzate, gli opportuni piani di selezione. Tutti i Colleghi che effettuano gli esami radiografici ufficiali per la displasia dell’anca e la displasia del gomito del cane sono tenuti ad applicare integralmente il Disciplinare, per quanto di loro competenza, affinché le procedure per il controllo ufficiale di queste malattie ereditarie siano seguite in modo corretto e uniforme in tutto il Paese e per tutte le razze.
Dr. Aldo Vezzoni Presidente FSA “

Classificazione FCI della displasia dell’anca (Tratto dal sito www.fsa-vet.it)

gradoA

Grado A: nessun segno di displasia dell'anca (HD 0 / HD -). La testa del femore e l'acetabolo sono congruenti. Il bordo craniolaterale appare netto e leggermente arrotondato. Lo spazio articolare risulta netto ed uniforme. L'angolo acetabolare secondo Norberg è di circa 105° o superiore. Quando inoltre il bordo craniolaterale circonda leggermente la testa del femore in direzione laterocaudale, la conformazione articolare viene definita "eccellente" (A1).

gradoB

Grado B: articolazione dell'anca quasi normale (HD 1 / HD +/-). La testa del femore e l'acetabolo appaiono leggermente incongruenti e l'angolo acetabolare secondo Norberg è di circa 105° oppure il centro della testa del femore si trova medialmente al bordo acetabolare dorsale con congruità della testa del femore e dell'acetabolo.

gradoC

Grado C: leggera displasia dell'anca (HD 2 / HD +). La testa del femore e l'acetabolo appaiono incongruenti, l'angolo acetabolare secondo Norberg è di circa 100° e/o il bordo cranio laterale risulta appiattito. Possono essere presenti irregolarità o segni minori di modificazioni osteoartrosiche a carico del margine acetabolare craniale, caudale o dorsale o della testa e del collo del femore.

gradoD

Grado D: media displasia dell'anca (HD 3 / HD ++). Incongruità evidente tra la testa del femore e l'acetabolo con sublussazione. L'angolo acetabolare secondo Norberg è superiore a 90°. Saranno presenti un appiattimento del bordo craniolaterale e/o segni di osteoartrosi.

gradoE

Grado E: grave displasia dell'anca (HD 4 / HD +++). Sono presenti modificazioni marcate di tipo displastico delle anche, come lussazione o sublussazione distinta, un angolo acetabolare secondo Norberg inferiore a 90°, un evidente appiattimento del marg ine acetabolare craniale e deformazione della testa del femore (a forma di fungo o appiattita) o la presenza di altri segni di osteoartrosi.



Classificazione IEWG - FCI della displasia del gomito (Tratto dal sito www.fsa-vet.it)

Grado 0: non si riscontrano alterazioni
grado0
Grado BL (borderline, di transizione): alterazioni articolari minime
gradobl01 gradobl02
Grado 1: presenza di osteofiti di ampiezza < 2 mm, e/o di sclerosi subtrocleare dell’ulna e/o di incongruenza articolare < 2 mm
grado1_01 grado1_02
Grado 2: presenza di osteofiti di ampiezza da 2 a 5 mm e/o di grave sclerosi subtrocleare dell’ulna e/o di incongruenza articolare > 2 mm; alterazioni del profilo del processo coronoideo mediale senza evidenza di frammentazione od una fusione incompleta del processo anconeo ulnare comportano comunque il grado 2
grado2_01 grado2_02
Grado 3: presenza di osteofiti di ampiezza > 5 mm; l’evidenza di un processo coronoideo mediale frammentato o di una lesione del profilo del condilo omerale mediale da osteocondrite dissecante (OCD) o da erosione (KL), o di una mancata unione del processo anconeo (UAP) comportano comunque il grado 3. Anche i cani sottoposti ad interventi chirurgici per displasia del gomito devono essere classificati come Grado 3 indipendentemente dal grado delle alterazioni articolari presenti, se l’intervento eseguito è dimostrabile radiograficamente
grado3_01 grado3_02



Parlando di displasia dell'anca, per l'ENCI e la FCI sono ammessi alla riproduzione i cani con valori compresi tra A e C, mentre i valori D ed E sono da considerare esclusi dalla riproduzione.
Ricordiamo che la displasia è una patologia avente origine poligenetica e multifattoriale, i cui meccanismi di ereditabilità / trasmissibilità non sono ancora stati chiariti. Poligenetica in quanto non è un singolo gene responsabile del presentarsi e dell’aggravarsi della patologia, ma un gruppo di geni (o pool genetico), ad oggi non ancora chiaramente identificati. Multifattoriale in quanto subentrano svariati fattori ambientali, quali : alimentazione e gestione della madre prima, durante e dopo il parto, alimentazione e gestione dei cuccioli sia da parte dell'allevatore sia da parte dei nuovi proprietari, sino al loro completo sviluppo osseo; possono influire sul corretto sviluppo del cucciolo anche carenze metaboliche, malattie infettive, traumi od incidenti subiti durante la crescita, etc. Tali fattori ambientali possono pesare sul manifestarsi (e sull’aggravarsi) della patologia e sul suo decorso clinico (secondo recenti studi) dal 60% all' 80%, rimanendo la restante percentuale legata alla predisposizione genetica.
Non essendo ancora stati identificati i geni responsabili della trasmissione di questa patologia ed in mancanza quindi di test genetici idonei, il controllo radiografico è doveroso e necessario, ma si sta dimostrando non sufficiente, da solo, a garantire una seria lotta contro questa patologia, in quanto si va a verificare il fenotipo del singolo soggetto, più che il suo genotipo : ciò che il soggetto è, invece che ciò che può trasmettere in un accoppiamento. Con l'ulteriore variabile che in accoppiamento sono due i patrimoni genetici, del padre e della madre, che si mescolano ed intervengono alla creazione di nuove vite. La genetica non è una scienza semplice e lineare. Possiamo quindi trovarci ad avere paradossi in cui cani sani possono procreare progenie affetta da patologie e viceversa. Sarebbe quindi auspicabile l'utilizzo dei dati in possesso alle singole Società di Razza (e alle Centrali di Lettura abilitate) per la compilazione di un Indice Genetico (Progeny Test) che, valutando sia i collaterali che i discendenti di un dato soggetto, calcoli un valore statistico di trasmissibilità (miglioratore, neutro, peggioratore), definendo dei parametri utilizzabili in selezione dagli allevatori stessi. Che io sappia solo il Boxer Club Italiano ha iniziato una comparazione di questo tipo, definendola Programma Happy Birthday.
Maggiori informazioni sugli indici genetici e sul programma Happy Birtday li trovate
in questo articolo Ce.Le.Ma.Sche.
In questo ulteriore articolo Ce.Le.Ma.Sche trovate informazioni e valutazioni, a cura del Dott. Asnaghi e del Dott. Piccinini, sull’utilità del Valore Genetico Stimato e sulla pericolosità del Prescreening, la dove utilizzato in maniera scorretta per “mascherare” problematiche di allevamento, ma lasciamo parlare loro e leggiamo un estratto del loro articolo :
“Perché siamo contro al “Prescreening” ?


Nonostante gli sforzi dei veterinari, la displasia dell’anca è ancor oggi la malattia scheletrica che crea più problemi agli allevatori. Infatti la sinergica lotta a questa patologia non ha prodotto i risultati sperati in tempi relativamente lunghi, o meglio, ha migliorato sensibilmente, ma non ha continuato in maniera proporzionale. Perché ?
Gli allevatori interessati conoscono bene come si determina la displasia dell’anca dove entrano in gioco molti fattori e riteniamo quindi superfluo, come viene regolarmente fatto invece da molti veterinari di scuola americana,  illustrare la patologia ripartendo sempre da zero.
In sintesi si considerano:
-il fattore genetico che secondo recenti statistiche influisce dal 20% al massimo 40 %;
-i fattori ambientali quali nutrizione, esercizio fisico, terreni di crescita etc etc.
 
Un argomento molto dibattuto, e delicato per la sua complessità, da chi è impegnato nello studio e nell’ analisi della HD a livello di cinofilia ufficiale internazionale,  è stato ed è attualmente il “Prescreening” cioè la famosa diagnosi precoce della HD.
 
La diagnosi precoce è di fatto uno dei più grandi nemici degli allevatori .
Da molti anni la CeLeMaSche si è impegnata ad approfondire i veri problemi dell’HD, ma cercando anche di comprendere le  problematiche dell’allevamento cinofilo nella sua completezza e complessità.
Da un lato esistono allevatori seri (la maggior parte per fortuna), che con il supporto di professionisti preparati,  ricercano ufficialmente la “displasia dell’anca” applicando poi la corretta  attenzione per eliminare soggetti potenzialmente pericolosi alla riproduzione. Questi solitamente  rispondono in “solido” quando il cucciolo venduto si rivela “affetto da displasia” e, anche con l’aiuto di  professionisti veterinari, cercano di risolvere il problema specifico senza, come spesso accade, proporre interventi che costano in realtà più del valore del cucciolo. D’altra parte esistono anche allevatori  che “barano”, vuoi per ignoranza o per malafede, e che cercano di occultare cani displasici all’esame ufficiale. Ebbene, con l’avvento delle nuove tecniche chirurgiche ortopediche, il barare è divenuto ancora più semplice. Un esame precoce, una diagnosi di predisposizione a HD, un intervento facilmente mascherabile quale la “sinfiosiodesi pubica” ….. e il cane all’esame ufficiale sarà esente da HD!
 Ebbene, direte voi, ma perché tutto ciò è nemico degli allevatori ?
Semplicemente perché l’allevatore, quando andrà a prendere una monta,  potrà non essere certo del grado di displasia di quel cane. E non raccontiamoci le frottole di proposte di sterilizzazione o comunicazioni all’ENCI, che sono spesso solo parole non supportate dai fatti e mai organizzate.  Chiunque ha vissuto un po’ di cinofilia lo sa chiaramente! E’ facile capire quindi che, a parte il “business” per i veterinari ortopedici, mascherato spesso da una proposta di migliore qualità della vita del cane,  la diagnosi precoce che preveda  questo tipo di percorso (sinfiosiodesi pubica), diventa uno dei più grandi nemici degli allevatori. Se poi aggiungiamo che la comunità internazionale non è ancora pienamente d’accordo sulla validità scientifica di tali metodiche, è facile comprendere quale danno morale e materiale si rischia di procurare alla cinofilia e all’allevamento del cane di razza.
Ma chi di voi allevatori non ha avuto delle radiografie a 8 mesi di grado C che si sono o confermate o migliorate sino al B? Penso sia successo a tutti. Le prove le abbiamo personalmente in archivio della CeLeMaSche ( 49.000 radiografie ufficiali eseguite per chi ama i numeri ).
 E allora come la mettiamo?”


Per quanto riguarda la prevenzione, quindi, non solo corretti controlli clinici, ma anche corretta gestione di tutti i soggetti presenti in allevamento, sia sul piano nutrizionale che su quello gestionale. Auspicando maggiore trasparenza e maggiore collaborazione. Ci auguriamo che vengano presto eseguiti ulteriori studi in ambito genetico e che le scoperte ci permettano di lavorare in modo più sicuro ed efficace. Qualcosa piano piano si sta muovendo, ed è relativamente recente la scoperta di un team giapponese che evidenzia un legame strettissimo tra displasia e artrosi (
leggi l’articolo completo sul sito Innovet), superiore a quanto precedentemente ipotizzato.

Occorre citare anche, per completare i dati forniti ai lettori, un caso limite, riguardante la razza Bulldog Inglese (
leggi l’articolo completo sul sito Bulldogitalia), riportato in questo studio effettuato a cura della Sezione di Radiologia e Diagnostica per immagini e Sezione di Clinica chirurgica e Medicina d'urgenza dell’Universita’ degli studi di Parma, per cui si evince che in questa razza, pur avendo moltissimi soggetti colpiti da questa patologia, esistano dei meccanismi in grado di compensare l'alterazione morfogenetica dell'articolazione coxo-femorale, che permettono loro di non manifestare la sintomatologia clinica. Per la Società di Razza nel Bulldog Inglese la displasia non viene più considerata "patologia" bensì "condizione fisica”, risultando tra l’altro, spesso, completamente asintomatica.

Sarebbe interessante avere dati più approfonditi anche riguardo ad altre razze : discutendo con i nostri veterinari ortopedici di fiducia, abbiamo scoperto che il limite fissato univocamente a 105 gradi per l'angolo di Norberg è un valore facilmente superabile ad esempio per il Dobermann, difficilmente superabile per razze come il Pastore Tedesco, assolutamente irraggiungibile per altre (vedi Bulldog Inglese di cui sopra). Potrebbe essere auspicabile riconsiderare gli iter diagnostici ed i valori di riferimento anche considerando la razza specifica oggetto della valutazione radiografica. Così come valutare, in merito alle tempistiche di fattibilità delle lastre (sia preventive che definitive) le età di accrescimento del singolo soggetto, a volte molto diverse tra loro da razza a razza, basti considerare la curva di accrescimento di razze di taglia piccola contro quella di razze di taglia grande o gigante.

In ultimo, rendiamo noto che anche per quanto riguarda la diagnosi le tecniche sono in continua evoluzione, una tecnica diagnostica considerata avanzata è la proiezione radiografica che permette di calcolare l'angolo di DAR (
leggi l'articolo completo per maggiori dettagli) , utilizzato per effettuare una previsione temporale sul tipo di decorso della patologia stessa (che, ricordiamo, è degenerativa) e che quindi permette di pianificare al meglio gli interventi necessari per la risoluzione della stessa.

Inquadrata al meglio la problematica, gli interventi chirurgici ortopedici possibili sono vari, vanno scelti in base all'età del soggetto, alla sua fisionomia ed alla gravità della patologia e spaziano da interventi precoci (sinfisiodesi pubica) a interventi contenitivi (tettoplastiche, osteoctomie) a ricostruzioni complete (protesi). Ad alcuni interventi normalmente si affiancano trattamenti farmaceutici, sia per cercare di rallentare il decorso della malattia sia per contenere la dolorabilità.

Tra le terapie conservative, cioè quelle utilizzate per rallentare il decorso della malattia (soprattutto in soggetti che, per età o altro, non risultano operabili) e per garantire una buona qualità di vita al cane, in aggiunta ai classici condroprotettori stanno dando risultati incoraggianti anche i rimedi omeopatici.